toyo-ito
Nato in Giappone nel 1941, Ito si è laureato all’Università di Tokyo nel 1965. Tra il 1965 e il 1969 lavora presso Kiyonori Kikutake Architetto e Associati. Nel 1971 apre il proprio studio professionale, denominato Urban Robot (URBOT) a Tokyo, nome che cambierà nel 1979 in Toyo Ito & Associati. È Membro onorario dell’American Institute of Architects, membro dell’Istituto giapponese di architettura e Professore onorario presso l’University of North London. I suoi progetti traggono ispirazione dalla natura, «dall’aria, dall’acqua e dal vento». Per lui l’architettura «non è uno strumento» ma «un luogo d’incontro per i sentimenti delle persone». In quarant’anni di attività professionale si è distinto tra i più influenti architetti internazionali ma non si può certo definire una star. All’età di 71 anni, Toyo Ito ha vinto il Premio Pritzker, il Nobel dell’architettura assegnato dalla Hyatt Foundation.

In questa edizione il premio è stato assegnato al Giappone. Toyo Ito, maestro di numerosi altri architetti orientali già molto influenti, ha iniziato la sua carriera con piccoli edifici, case e padiglioni, ma ha poi costruito numerosi landmark in Giappone e non solo. Ha realizzato decine di architetture che si distinguono per la leggerezza strutturale e l’uso di tecnologie innovative. Ha firmato il progetto per Tod’s a Tokyo, un museo dell’architettura nell’Isola Omishima nei pressi del mare di Seto e un edificio multifunzionale a Barcellona. A Taiwan ha costruito uno stadio solare, il Dragon Stadium, che con più di 8mila pannelli fotovoltaici ha bisogno solo di sei minuti di esposizione al sole per alimentarsi di energia necessaria alla sua “accensione”. Come designer ha stretto rapporti con tante aziende come Alessi, Electrolux e Horm.

Toyo Ito non è l’architetto che ama la spettacolarizzazione e ha lavorato molto sul ruolo del progetto per la qualità della vita delle persone. È stato particolarmente impegnato nella ricostruzione post tsunami, anche allestendo all’ultima Biennale di Architettura di Venezia un padiglione dedicato alla casa per tutti (home for all) dove ha anche vinto il Leone d’oro.

Riconosciuto per aver sperimentato nuove relazioni possibili tra involucro e struttura Toyo Ito ha cercato di fondere l’approccio organico, naturale, con la ricerca tecnologica. Suo obiettivo è fare in modo che i suoi progetti, una volta costruiti, siano contestualizzati e si integrino al meglio anche grazie a elementi immateriali e mobili. «Ogni volta che concludo un edificio – ha spiegato Toyo Ito – mi sento dolorosamente consapevole della mia inadeguatezza, sensazione che in ogni occasione cerco di convertire in energia da investire nel progetto successivo». In questo senso «non potrò mai dare senso compiuto al mio stile architettonico, né essere pienamente soddisfatto con le mie opere»
 

http://www.toyo-ito.co.jp

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